mercoledì 22 febbraio 2017

5 tecniche narrative che non mi piacciono

Buon pomeriggio, readers!
Oggi parliamo un po' di scrittura e tecniche narrative usate dagli autori, contemporanei e non. In particolare, vi parlo di 5 tecniche che non mi piacciono affatto e che cerco, quando possibile, di evitare. 


1. Il flusso di coscienza
Ho sperimentato questa tecnica leggendo una parte dell'Ulisse di Joyce, ma l'ho ritrovata in altri romanzi più recenti, come per esempio Bunker Diary di Kevin Brooks, ed è stato un vero e proprio incubo. Sarà che sono una persona precisa e detesto leggere righe o addirittura paragrafi interi senza nemmeno una virgola, ma specialmente in Joyce l'ho trovato davvero troppo lungo e noioso. La comprensione del testo risulta davvero difficile, dato che si tratta di pensieri che fluiscono senza un ordine preciso, e personalmente mi fa perdere la voglia di continuare la lettura.

2. Il narratore che non dà risposte
Solitamente è un problema tipico del narratore esterno, ma non è da escludere che si possa trovare anche in quello interno. 
Vi è mai capitato di leggere un romanzo, magari un thriller, e arrivare alla fine con ancora più domande? Quando leggo un libro, desidero girare l'ultima pagina avendo tutte le risposte agli interrogativi che mi sono posta durante la lettura, in modo da comprendere meglio le decisioni e le azioni dei personaggi. Purtroppo, a volte ciò non avviene e mi ritrovo con ancora più punti interrogativi di prima, ai quali naturalmente non riuscirò mai a dare una risposta - soprattutto se si tratta di un romanzo autoconclusivo!

3. Il narratore troppo descrittivo e prolisso
Altro elemento che mi fa passare la voglia di leggere, spingendomi invece a chiudere il libro e dedicarmi ad altro, è una narrazione troppo descrittiva e prolissa.
L'autore deve essere in grado di descrivere i personaggi, gli ambienti e le situazioni in modo chiaro e lineare, ma trovo eccessivo descrivere ogni minimo dettaglio, come se mi interessasse sapere quanti peli del naso aveva il maggiordomo! Vi sono anche quelli che, oltre a descrivere il più piccolo particolare della stanza, si dilungano per pagine e pagine, non raggiungendo mai un punto di svolta, senza che succeda niente. E tutto risulta solo molto noioso, ergo abbandono il libro.

4. La prevedibilità
Specialmente quando si tratta di un thriller o di un giallo, adoro immergermi nella storia e lasciarmi trasportare dalla narrazione, stupendomi quando arriva il colpo di scena. Ecco, in alcuni casi i presunti colpi di scena sono così prevedibili che tutta l'emozione sfuma in un attimo e io arrivo alla fine senza aver ottenuto l'effetto sorpresa che speravo - e che penso sperasse anche l'autore.

5. I cliché
Il motivo per cui non leggo quasi mai romance e NA è proprio questo: i cliché che si ripetono uno dietro l'altro e che mi fanno alzare gli occhi al cielo, soprattutto quando tutto il resto della storia cade molto facilmente nel banale. Vi è una piccola eccezione per quanto riguarda i romanzi di Nicholas Sparks, autore di cui vi ho parlato nel post dedicato al San Valentino e di cui leggo molto volentieri i libri. In questo caso, ci troviamo davanti a storie del tutto normali, ma strutturate in modo da non essere banali e fin troppo prevedibili - soprattutto perché Sparks si diverte a inventare sempre un evento drammatico diverso.
Quindi autori, non sto dicendo che i cliché vanno aboliti, ma vanno usati con moderazione.


Queste erano le cinque tecniche narrative ed elementi dei romanzi che non mi entusiasmano affatto, facendomi sospirare o, nel peggiore del casi, spingendomi ad abbandonare la lettura.
Siete d'accordo con me? Quali tecniche narrative non vi vanno proprio giù?

8 commenti:

  1. Ciao! Sono sicuramente d'accordo per quanto riguarda i clichè e la prevedibilità, sono insopportabili! SOPRATTUTTO i clichè! Non riesco a tollerarli, mi sembra che l'autore scriva un libro solo per scriverlo, non perchè gli interessa davvero (ovviamente ci sono eccezioni)... Ogni volta che la protagonista si trova in un triangolo amoroso alzo gli occhi al cielo e il sarcasmo che è in me prende vita.
    Per la prevedibilità invece, per quanto mi da fastidio, capisco possa esserci per caso e caso... Ovviamente se uno ha letto 5000 più di me potrà più facilmente predirre gli eventi, mentre per i neo-lettori tutto è un'avventura XD (beati loro!)
    Per le altre tecniche narrative invece non sono così contraria XD (Anzi, io sono il tipo che ama i libri lunghi e noiosi se hanno un senso sotto, sono i miei preferiti!)
    A presto ^^
    -G

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    1. Sono assolutamente d'accordo con te, soprattutto per quanto riguarda i cliché: mi danno sempre l'impressione che l'autore abbia poca fantasia. Non pretendo che ogni scrittore di romanzi rosa o simili si inventi sempre nuove storie e scene, però quando mi trovo davanti ad un romanzo pieno zeppo di cliché alzo gli occhi al cielo!
      La prevedibilità, come hai detto giustamente tu, dipende anche da quanti libri una persona ha letto nell'arco della propria vita - e a volte mi ritrovo ad invidiare chi ha appena cominciato -, ma soprattutto nei thriller il lettore non dovrebbe essere in grado, o almeno non del tutto, di prevedere le mosse successive.
      Fortunata te che riesci ad amare i libri lunghi, in cui il narratore si dilunga per pagine e pagine senza arrivare mai da nessuna parte, io proprio non li sopporto!

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  2. Ciao Silvia, sono una tua nuova follower ^^
    Tra i cinque da te citati, il peggiore, secondo me, è la prevedibilità, e se si tratta di un giallo o un thriller, beh, direi che il libro non è degno di portare questa etichetta! Mi piacciono le sorprese, e se una storia è in grado addirittura di stupirmi, ne tesserò le lodi a non finire!

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    1. Ciao Valentina, benvenuta ❤
      Sono assolutamente d'accordo, soprattutto se si tratta di thriller o gialli in cui ci può essere tutto tranne la prevedibilità!
      Anche a me piace quando un romanzo è in grado di stupirmi, facendomi dire Cavoli, non l'avrei mai pensato!

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  3. Ammetto che un narratore troppo descrittivo e prolisso non mi dispiace, ma i dettagli ovviamente devo servire a qualcosa! Quando sono inseriti senza uno scopo preciso mi irritano da morire!

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    1. Credimi, mi è capitato di leggere libri in cui i dettagli non servivano a niente, se non a riempire le pagine, e mi ha fatto proprio innervosire!
      Se invece sono utili alla storia, ben venga!

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  4. Ciao Silvia, questo post è stato davvero interessante! Io in generale non apprezzo le descrizioni kilometriche, soprattutto se sono prive di scopo e, assolutamente, detesto i cliché! Vuoi ammazzare un libro? Inanella una cosa prevedibile dietro l'altra! Ovviamente, come hai anche detto tu parlando di Nicholas Sparke, bisogna considerare caso per caso, perché alla fine tutto si riduce nella capacità dello scrittore di trasmettere qualcosa, anche se sta descrivendo il cestino del pane! Io personalmente detesto le scritture troppo lineari, che non inseriscono nulla di personale allo stile. Per esempio, il trono di Spade sfrutta proprio questa basicità della narrazione. Si limita a mettere un soggetto, un verbo e un complemento e poi via da capo. Infatti lo sto leggendo con un po' di fatica e a tratti mi annoia un po'! Riguardo alle altre categorie, non sono così critica, devo ammetterlo. Grazie per lo spunto di riflessione fanciulla! Un bacione

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    1. Ciao Duille ❤
      Sono assolutamente d'accordo con te: descrizioni kilometriche ed inutili? No grazie! Non dico che non debba esserci un minimo di descrizione dei personaggi, degli ambienti e delle vicende, ma a volte gli autori si lasciano prendere la mano e diventano davvero noiosi.
      Personalmente trovo che Sparks riesca a raccontare storie d'amore realistiche, senza persone o vicende difficili da credere, ed è per questo che leggo i suoi romanzi sempre con molto piacere.
      Non so se già lo sai, ma io e Il trono di Spade non siamo così propensi ad avvicinarci, cosa che si aggrava se mi dici che a tratti è noioso!

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